Alfredo Colosimo – Tenor

 

Arquivos Multimídia:

 

clicando no nome da ária, você poderá ouvir o tenor Alfredo Colosimo em algumas de suas surpreendentes performances. Os arquivos estão no formato MP3, mono, e possuem qualidade de gravação precária, por terem sido realizadas ao vivo no teatro com equipamento amador. As gravações foram realizadas entre 1950 e 1970.

 

Ao final da página, duas gravações realizadas em 2002 e 2003 respectivamente.

  

 

Atalho:

(Vá diretamente à ópera que você deseja escutar algum trecho)

 

CD Triplo “Homenagem aos 80 anos de Alfredo Colosimo”

 

-          Além das árias abaixo, clique aqui para escutar qualquer ária do CD

 

 

 

Alfredo Colosimo durante sua brilhante carreira:

 

-          I Pagliacci

-          La Bohème

-          Lo Schiavo

-          Il Trovatore

-          La Forza del Destino

-          Zazà

-          Tosca

-          Rigoletto

 

Algumas canções gravadas por Alfredo Colosimo:

 

-          Piove

-          Tua

-          Passione

 

Alfredo Colosimo ainda em atividade:

 

-          Comentário

-          Turandot

-          Il Guarany

 

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I Pagliacci (Ruggero Leoncavallo) é Vá ao topo da página

Recitar!... vesti la giubba” (Ária de Canio)

 

Canio

Recitar! Mentre presso dal delirio

non so più quel che dico e quel che faccio!

Eppur è d'uopo... sforzati!

Bah! sei tu forse un uom?

Tu se' Pagliaccio!

 

Vesti la giubba e la faccia infarina.

La gente paga e rider vuole qua.

E se Arlecchin t'invola Colombina,

ridi, Pagliaccio... e ognun applaudirà!

Tramuta in lazzi lo spasmo ed il pianto;

in una smorfia il singhiozzo e'l dolor...

Ridi, Pagliaccio, sul tuo amore in franto!

Ridi del duol t'avvelena il cor!

 

No, Pagliaccio non son... la comedia è finita!” (Cena)

 

Canio

No! Pagliaccio non son;

se il viso è pallido,

è di vergogna, e smania di vendetta!

L'uom riprende i suoi dritti,

e'l cor che sanguina vuol sangue

a lavar l'onta, o maledetta!

No, Pagliaccio non son!

Son quei che stolido

ti raccolse orfanella in su la via

quasi morta di fame,

e un nome offriati,

ed un amor ch'era febbre e follia!

 

(Cade come affranto sulla seggiola.)

 

Contadine

Comare, mi fa piangere!

Par vera questa scena!

 

Contadini

Zitte laggiù! Che diamine!

 

Silvio (a parte)

Io mi ritengo appena!

 

Canio

(riprendendosi ed animandosi a poco a poco)

Sperai, tanto il delirio accecato m'aveva,

se non amor, pietà... mercé!

Ed ogni sacrifizio al cor lieto, imponeva,

e fidente credeva

più che in Dio stesso, in te!

Ma il vizio alberga sol ne l'alma tua negletta;

tu viscere non hai... sol legge e'l senso a te!

Va, non merti il mio duol,

o meretrice abbietta,

vo' ne lo sprezzo mio

schiacciarti sotto i piè!!

 

La Folla (entusiasta)

Bravo!

 

Nedda (fredda, ma seria)

Ebben! Se mi giudichi di te indegna,

mi scaccia in questo istante.

 

Canio (sogghignando)

Ah! ah!

Di meglio chiedere non dèi

che correr tosto al caro amante.

Se' furba! No! per Dio!

Tu resterai...

e il nome del tuo ganzo mi dirai!!

 

Nedda

(cercando riprendere la commedia sorridendo forzatamente)

Suvvia, così terribile

davver non ti credeo!

Qui nulla v'ha di tragico.

(verso la porta a sinistra)

Vieni a dirgli o Taddeo,

che l'uom seduto or dianzi,

or dianzi a me vicino

era... il pauroso ed innocuo Arlecchino!

 

(Risa tosta represse dall'attitudine di Canio.)

 

Canio (terribile)

Ah! tu mi sfidi!

E ancor non l'hai capita

ch'io non ti cedo?...

Il nome, o la tua vita! Il nome!

(Assieme.)

 

Nedda (prorompendo)

Ah! No, per mia madre!

Indegna esser poss'io...

quello che vuoi, ma vil non son, per Dio!

 

Contadini e Contadine

Fanno davvero?

Seria è la cosa?

Zitti laggiù!

Seria è la cosa e scura!

 

Silvio (a parte)

Io non resisto più!

Oh la strana commedia!

 

(Peppe vuoi uscire dalla porta a sinistra, ma Tonio lo ritiene.)

 

Peppe

Bisogna uscire, Tonio. Ho paura!...

 

Tonio

Taci sciocco!

 

Nedda

Di quel tuo sdegno è l'amor mio più forte!

Non parlerò! No! A costo de la morte!

 

Canio

(urlando dà di piglio a un coltello sul tavolo)

Il nome! il nome!

 

Nedda (sfidandolo)

No!

 

Silvio (snudando il pugnale)

Santo diavolo! Fa davvero...

 

La Folla e Peppe (che cerca svincolarsi da Tonio)

Che fai! Ferma! Aita!

 

(Le donne che indietreggiano spaventate, rovesciano i banchi ed impediscono agli uomini di avanzare, ciò che obbliga Silvio a lottare per arrivare alla scena. Intanto Canio al parossismo della collera, ha afferrata Nedda in un attimo e la colpisce per di dietro mentre essa cerca di correre verso il pubblico.)

 

Canio

A te! A te!

(a Nedda) Di morte negli spasimi lo dirai!

 

Nedda (cadendo agonizzando)

Soccorso! Silvio!

 

Silvio (che e quasi arrivato alla scena)

Nedda!

 

(Alla voce di Silvio, Canio si volge come una belva, balza presso di lui è in un attimo lo ferisce, dicendo.)

 

Canio

Ah!... sei tu?

Ben venga!

 

(Silvio cade come fulminato.)

 

La Folla (urlando)

Arresta! Gesummaria!

 

(Mentre parecchi si precipitano verso Canio per disarmarlo ed arrestarlo, egli, immobile, istupidito lascia cadere il coltello dicendo)

 

Canio

La commedia è finita!

(La tela cade.)

Fine dell'opera.

 

 

 

 

La Bohème (Giacomo Puccini) é Vá ao topo da página

Che gelida manina” (Ária de Rodolfo)

 

Mimì

(sorpresa)

Ah!

 

Rodolfo

(tenendo la mano di Mimì, con voce piena di emozione!)

Che gelida manina!

Se la lasci riscaldar.

Cercar che giova? Al buio non si trova.

Ma per fortuna è una notte di luna,

e qui la luna l'abbiamo vicina.

Aspetti, signorina,

le dirò con due parole

chi son, che faccio e come vivo. Vuole?

(Mimì tace: Rodolfo lascia la mano di Mimì, la quale indietreggiando trova una sedia sulla quale si lascia quasi cadere affranta dall'emozione.)

Chi son? Sono un poeta.

Che cosa faccio? Scrivo.

E come vivo? Vivo.

In povertà mia lieta

scialo da gran signore

rime ed inni d'amore.

Per sogni, per chimere

e per castelli in aria

l'anima ho milionaria.

Talor dal mio forziere

ruban tutti i gioielli

due ladri: gli occhi belli.

V'entrar con voi pur ora

ed i miei sogni usati

e i bei sogni miei

tosto son dileguati.

Ma il furto non m'accora,

poiché vi ha preso stanza

la dolce speranza!

Or che mi conoscete,

parlate voi. Chi siete?

Via piaccia dir?

 

Lo Schiavo (Antonio Carlos Gomes) é Vá ao topo da página

Quando nascesti tu” (Ária de Americo)

 

Americo

All’istante partir

di qui vorrei

ma non poss’io.

L’importuna insistenza

e insiem lo scherno sopportar perchè

Ah non, si parta, a questa dura prova

Regger non può.

Non, si parta!

Al padre mio che rimaner promise,

lo attenderò.

Ed qui verò, delle mie penne un premio

Sarà la man di Lara

Che d’un altro amar, che d’un altro amar non so.

 

Quando nascesti tu

Nasceano il fior

Che il ciel bacciò.

Ed in me sorggeva insieme quel amor

Che mi beò.

Ed fin d’allor ardente il cor

Sull’alli dor a te vollò

Sull’alli dor a te vollò

Quando nascesti tu

Nasceva il sol

Il sol que t’irradiò

Ed il soave olir

Delle violle t’addormentò

Cosi, cosi nell’estasi

Fra i bacci miei

Addormentar ti vorrei

Sogni di gloria

Oro e poter

Insiem disprezzerei

So di potter ti amar

Quando nascesti tu

Nasceva il sol

Nasceva il sol!

 

 

 

Il Trovatore (Giuseppe Verdi) é Vá ao topo da página

Deserto sulla terra” (Ária Manrico com intervenções do Conte di Luna) barítono: Lourival Braga

 

(Cieco d'amore avviasi verso la gradinata.

Odonsi gli accordi d'un liuto: egli s'arresta)

Conte

Il Trovator! Io fremo!

La VOCE del TROVATORE

(fra le piante)

Deserto sulla terra,

Col rio destino in guerra

E sola spese un cor

Al Trovator!

Ma s'ei quel cor possiede,

Bello di casta fede,

E d'ogni re maggior

Il Trovator!

 

 

Ah sì, ben mio” (Ária de Manrico)

MANRICO

Ah! sì, ben mio, coll'essere

Io tuo, tu mia consorte,

Avrò più l'alma intrepida,

Il braccio avrò più forte;

Ma pur se nella pagina

De' miei destini è scritto

Ch'io resti fra le vittime

Dal ferro ostil trafitto,

Fra quegli estremi aneliti

A te il pensier verrà

E solo in ciel precederti

La morte a me parrà!

 

 

Di quella pira” (Cena – Manrico, Ruiz, Leonora, Coro)

 

RUIZ

Manrico?

MANRICO

Che?

RUIZ

La zingara,

Vieni, tra ceppi mira...

MANRICO

Oh Dio!

RUIZ

Per man de' barbari

Accesa è già la pira...

MANRICO

(accostandosi al verone)

Oh ciel! mie membra oscillano...

Nube mi copre il ciglio!

LEONORA

Tu fremi!

MANRICO

E il deggio!... Sappilo. Io son...

LEONORA

Chi mai?

MANRICO

Suo figlio!...

Ah! vili!... il rio spettacolo

Quasi il respir m'invola...

Raduna i nostri, affrettati...

Ruiz... va... torna... vola...

(Ruiz parte)

 

Di quella pira l'orrendo foco

Tutte le fibre m'arse. avvampò!...

Empi, spegnetela, o ch'io fra poco

Col sangue vostro la spegnero...

Era già figlio prima d'amarti,

Non può frenarmi il tuo martir.

Madre infelice, corro a salvarti,

O teco almeno corro a morir!

(Ruiz torna con Armati)

RUIZ, ARMATI

All'armi, all'armi! eccone presti

A pugnar teco, teco a morir.

 

 

La Forza del Destino (Giuseppe Verdi) é Vá ao topo da página

Le minace i fieri accenti” (Dueto Don Alvaro e Don Carlo) barítono: Lourival Braga

 

ALVARO

(a Don Carlo)

Le minaccie, i fieri accenti,

Portin seco in preda i venti;

Perdonatemi, pietà,

O fratel, pietà, pietà!

A che offendere cotanto

Chi fu solo sventurato?

Deh, chiniam la fronte al fato,

O fratel, pietà, pietà!

 

CARLO

Tu contamini tal nome.

Una suora mi lasciasti

Che tradita abbandonasti

All'infamia, al disonor.

 

ALVARO

No, non fu disonorata,

Ve lo giura un sacerdote!

Sulla terra l'ho adorata

Come in cielo amar sì puote.

L'amo ancora, e s'ella m'ama

Più non brama questo cor.

 

CARLO

Non sì placa il mio furore

Per mendace e vile accento;

L'arme impugna ed al cimento

Scendi meco, o traditor.

 

ALVARO

Se i rimorsi, il pianto omai

Non vi parlano per me,

Qual nessun mi vide mai,

Io mi prostro al vostro piè!

 

(S'inginocchia.)

 

CARLO

Ah la macchia del tuo stemma

Or provasti con quest'atto!

 

ALVARO

(balzando in piedi, furente)

Desso splende più che gemma.

 

CARLO

Sangue il tinge di mulatto.

 

ALVARO

(non potendo più frenarsi)

Per la gola voi mentite!

A me un brando!

(Glielo strappa di mano.)

Un brando, uscite!

 

CARLO

Finalmente!

 

ALVARO

(ricomponendosi)

No, l'inferno non trionfi.

Va, riparti.

 

(Getta via la spada.)

 

CARLO

Ti fai dunque di me scherno?

 

ALVARO

Va.

 

CARLO

S'ora meco misurarti,

O vigliacco, non hai core,

Ti consacro al disonore.

 

(Gli da uno schiaffo.)

 

ALVARO

(furente)

Ah, segnasti la tua sorte!

Morte.

 

(Raccoglie la spada.)

 

CARLO

Morte! A entrambi morte!

 

CARLO e ALVARO

Ah! Vieni a morte,

A morte andiam!

 

(Escono, correndo.)

 

 

Zazà (Ruggero Leoncavallo) é Vá ao topo da página

O mio Piccolo tavolo ingombrato” (Ária de Milio)

 

Milio

O mio piccolo tavolo ingombrato

siccome ingombro è di sgomenti il cuore!

Domani a Saint-Etienne sarò tornato...

l’ultima volta a salutar l’amore, l’ultima volta!

Come dirle ch’io parto?

Come fare a lasciarla?

A mentir?

Il labbro mio come le giurerà di ritornare

mentre che il cuore le darà l’addio?!

Mai più, Zazà, raggiar vedrò

dagli occhi tuoi la fiamma de l’amor!

E mormorar più non t’udrò

calde parole, stretta al mio cuor!..

Calde parole mai più mormorare t’udrò!

Mai più!

Oh, baci! Oh nostre tenere ebbrezze!

Notti incantate! Lunghe carezze, serene dì!

Il nostro amore è naufragato!

Il nostro amore è naufragato!

e ci ha travolti l’onda del fato!

Tutto finì! Mai più!..

Mai più!!

 

 

 

Tosca (Giacomo Puccini) é Vá ao topo da página

Recondita armonia” (Ária de Mario Cavaradossi com intervenções do Sacristão)

 

CAVARADOSSI

(al Sagrestano)

Dammi i colori!

(Il Sagrestano eseguisce. Cavaradossi dipinge con rapidità

e si sofferma spesso a riguardare il proprio lavoro:

il Sagrestano va e viene, portando una catinella

entro la quale continua a lavare i pennelli.)

(A un tratto Cavaradossi si ristà di dipingere;

leva di tasca un medaglione contenente una miniatura

e gli occhi suoi vanno dal medaglione al quadro).

Recondita armonia

di bellezze diverse!...

È bruna Floria,

l'ardente amante mia...

SAGRESTANO

(a mezza voce, come brontolando)

Scherza coi fanti e lascia stare i santi!

 

 

(s'allontana per prendere l'acqua onde pulire i pennelli)

CAVARADOSSI

E te, beltade ignota,

cinta di chiome bionde!

Tu azzurro hai l'occhio,

Tosca ha l'occhio nero!

SAGRESTANO

(ritornando dal fondo e sempre scandalizzato:)

Scherza coi fanti e lascia stare i santi!

 

 

(riprende a lavare i pennelli)

CAVARADOSSI

L'arte nel suo mistero

le diverse bellezze insiem confonde;

ma nel ritrar costei

il mio solo pensiero, Tosca, sei tu!

 

 

E lucevan le stelle” (Ária de Mario Cavaradossi)

 

CAVARADOSSI

(rimane alquanto pensieroso, quindi si mette a scrivere...

ma dopo tracciate alcune linee è invaso dalle rimembranze,

e si arresta dallo scrivere)

(pensando)

E lucevan le stelle...

ed olezzava la terra...

stridea l'uscio dell'orto...

e un passo sfiorava la rena...

Entrava ella, fragrante,

mi cadea fra le braccia...

Oh! dolci baci, o languide carezze,

mentr'io fremente

le belle forme disciogliea dai veli!

Svanì per sempre il sogno mio d'amore...

L'ora è fuggita...

E muoio disperato!

E non ho amato mai tanto la vita!...

 

 

 

 

Rigoletto (Giuseppe Verdi) é Vá ao topo da página

 

La donna è mobile” (Ária do Duque)

 

DUCA

La donna è mobile

qual piuma al vento,

muta d'accento e di pensiero.

Sempre un amabile

leggiadro viso,

in pianto o in riso, è menzognero.

È sempre misero

chi a lei s'affida,

chi le confida mal cauto il core!

Pur mai non sentesi

felice appieno

chi su quel seno non liba amore!

 

 


Comentário: é Vá ao topo da página

A seguir, duas gravações com o tenor Alfredo Colosimo, aos 79 e 80 anos de idade, respectivamente.

Colosimo cantou a ópera Turandot no papel do Imperador Altoum em Abril de 2002, no Teatro Municipal do Rio de Janeiro.

Em dezembro de 2003, num concerto em homenagem aos seus 80 anos, realizou o dueto “Sento una forza indomita”, da ópera Il Guarany, de Carlos Gomes, ao lado do soprano Antea Cláudia, sua companheira de palco por muitos anos.

Apresentamos aqui apenas um pequeno trecho de cada uma dessas interpretações.

 

Turandot (Giacomo Puccini) é Vá ao topo da página

Un giuramento atroce mi constringe” (Cena – coro, depois dueto Calaf e Imperador)

 

 

La folla

Diecimila anni al nostro Imperatore! Gloria a te!

 

L'Imperatore

Un giuramento atroce mi constringe

a tener fede al fosco patto.

E il santo scettro ch'io stringo gronda di sangue.

Basta sangue! ...

 

Il Guarany (Antonio Carlos Gomes) é Vá ao topo da página

Sento una forza indomita” (Dueto Peri e Ceci) Soprano: Antea Cláudia

 

 

 

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